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Dicembre
1989 Finale Coppa italia.
Da sx Ziglio Manca, Rossi, Sgaravatti, Pini
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Lozzo Atestino,
1 luglio 2003
Carissimi amici,
desidero scrivere qualcosa su Roberto, un piccolo contributo a tenerne
viva la memoria, la nostra memoria.
Conobbi Roberto nel 1972, erano i tempi di Fischer-Spassky, era
il mio maestro, il mio riferimento, la meta da raggiungere.
Ma i miei ricordi più vivi di
lui non sono legati agli scacchi, frequentandolo ebbi modo di apprezzarne
la cultura umanistica, la sua intelligenza e il suo pensiero.
Si può dire che egli si era preparato alla morte,
nel senso che tale tema era centrale nella sua riflessione esistenziale
e professionale; il suo interesse primario, l'oggetto del suo
studio e del suo lavoro, era l'uomo, il suo essere, il significato
della sua esistenza.
La sua tesi di laurea in medicina aveva proprio come oggetto
la morte, e nel periodo in cui la stava preparando (saranno
trascorsi 25 anni!) ci frequentavamo.
Un giorno mi disse che un autore che stava studiando per la sua
tesi, scriveva che paradossalmente muoiono meglio le persone
che hanno vissuto intensamente; osservò che non c' era
nessun paradosso e che tale fatto gli sembrava del tutto naturale;
questa riflessione mi rimase impressa.
Credo coltivasse un forte interesse per la poesia, mi ricordo in
proposito un aneddoto che vi voglio raccontare: un giorno andammo
a Venezia in treno per giocare a scacchi in compagnia femminile...
Al ritorno mi ritrovai al finestrino a parlare con una di queste
ragazze, dopo un po' le dissi che mi piaceva la poesia e cominciai
a recitare a memoria la poesia di Ungaretti "Sono una creatura":
"Come
questa pietra
del San Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata"
ma non riuscii
a terminarla!
Intervenne Roberto che intanto aveva ascoltato la nostra conversazione
dal finestrino accanto e la terminò trionfante con le parole:
"Come
questa pietra
è il mio pianto
che non si vede
La morte
si sconta
vivendo"
Al momento non
la presi proprio bene (ma fui più sorpreso che altro), tuttavia
da un lato mi fece molto piacere scoprire questa fraterna condivisione
di sentimenti e interessi.
Che dire infine di Roberto come scacchista?
Personalmente lo ritengo un modello, ci ha insegnato ad amare gli
scacchi ricercando la perfezione del gioco, dalla apertura fino
al finale.
Gliene saremo sempre grati.
Addio Roberto.
Francesco Sgaravatti
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